martedì 14 giugno 2016

De la finale giostra de lo corso peregrino

Como che fue, che li allievi de lo corso peregrino in su naturae, affrontaro la feral prova finale, in A.D. MDXVII



Nel mezzo del cammin di nostro corso,
fummo condotti presto, ne la patria ch'è de l'orso.

Lo professor che de lo rex felino tiene nominatione,
condusse la masnada, a la final certificatione.

"Si voi volete - ei disse proclamando cum trasporto -
che lo juditio sia clemente, ne lo meo rapporto,

mirate oltre le cime, alzando tosto vostri sguardi
et ditemi, cum sicumera teologale, quanti saran ne 'l parco tutti li cardi?"

Or, nonostantia la temperatione fusse oltre li gradi trenta,
lo gelo fra l'astanti improvvisamente aumenta.

"Deh! - riprese isso - Ordunque favellate mei soldati,
non indugiate oltre et rispondete ora, sanz'avvocati"

"Mi par di rimembrar, - respose una pulzella -
che forse son dugento, assisi vicino a una betulla"

"Ma come son dugento! Ma cosa dite!
Se pur non lo sapite, almen lo percepite?

Mirate indove il sole, sorgiva benedetto,
est chiaro, serve alla conta, in modo sì perfetto"

"Io cogito e rimugino, l'arcan puoto svelare,
son cinquemilatredici, li cardi a calcolare!"

"Chi est che favellotta! Desnudi lo suo volto!
Non abe alcuna rimembranza, omo colto!"

"Io son colui che erra, como un'infiltrato,
anonimus viandante, dal volto camuffato"

"Or che ci cogito! - un altro omo fece commento -
Costui è nomato «Fabris», da verdonian riferimento"

"Et sie! Dicite ordunquo indove andremo fatigando,
et siate condottieri, di meco et de lo meo secondo.

Decisionate presto orsù! Chi est fra voi che vi comanda?"
Recise breve, colui che abe nomatione d'autor de la Joconda.

Principia dunque presto, l'escursus 'n mezzo ai boschi,
pestando strade et ponti et anco accarezzando muschi.

Fondamentale fue, l'orientativa «urletta»,
de l'isoipse multiple, de la madam roscetta.

Alfin dopo le argute et magistrali sì illationi,
tornaro tutt'in magione, sognando maccheroni.

Sol uno! Brancaleonesco anarchico, tanto 'ndisciplinato,
non si trovava piune... 'ndo cazzo sarà 'nnato?!

Or la leggenda dice et narra ad oggi ancora,
che 'l suo ramingo spirito, aleggia ad ogne ora;

Ei erra sanza meta, ancestro montanaro,
chiedendo a li locali: "Est questa diretione, pe lo Monte Amaro?"


verso libero anasosillabico in rima baciata
© Copyright 2016 - Fabrizio Manili‎

mercoledì 8 giugno 2016

De li bollenti spiriti

Como che fue, che messere Palamede l'otrantino, equivocossi tosto, su li calori corporali, in A.D. MDXCVIII




La luna a lo imbrunire, rischiara lo meo letto;
et sopra isso est foemina, cum seminudo petto.

Mi spalmo su giaciglio, accanto a lei m'annido;
che notte lussuriosa! A mille ho mea libido!

Ecc'odo 'l suo ansimare; sussulta in un tremore;
si move et freme. Et abe tutto corpo, perlato di sudore.

Fa fluttuar su e giune, li lembi di sottana;
alterna a me visione, di sua pubìca tana!

Non stoce più 'n mea pelle: l'ormone mi preceda!
«Dura Lex... Sex Durex!». M'avvento su la preda.

"Sta mansueto, verro! - si desta et mi denigra -
che ti favella 'l cefalo? Deponi lo viagra!"

"Non finger, mea maiala! S'infoca la tua voglia;
tu ansimi, sussulti! Sollevi la vestaglia..."

"Oh! Idiota di sol pene! Cervello tuo s'estinto;
sussulto sì... pe l'afa! Et agito sottana, perché mi face vento!
  
Non est che io son frigida (magària fusse!), ma l'aere oggi è bollente!
A meno che c'avessimo... sistema rinfrescante"
  
«La speme già non scema!» mi vesto assai precario;
calzar, casacca e braghe, che infil puro al contrario.

Corro dal cantonese, operto a tutte l'ore;
così remedio e monto, grande ventilatore!

AAAARGH! Che miran li mei bulbi! Apocalipsi e Orrori!
C'è folla depredante, di pale e radiatori!

Tutti priapeschi omini, cum mill'eccitationi;
et al rovescio han tutti... le braghe e i pantaloni!


verso libero anasosillabico in rima baciata
© Copyright 2016 - Fabrizio Manili‎