martedì 17 maggio 2016

Lo novo sentiero de lo Treja

Come che fue che li condottieri de la Compagnia de li Amici de lo Treja, condussero urbani peregrini, romani et viterbesi, fra la vegetatione dello sentiero novo posto lungo lo argine de lo Treja, in Anno Domini MCCCXXI

  

Le nuvole nel cielo, s'addensano 'mpietose,
preannunciando tosto, le pioggie assai copiose.

Ma in quel di Sant'Elia, laddove s'erge il Castro,
son quattro i baldanzosi, pronti a sfidar 'l disastro.

"Orsù - disse Marco 'l messere, giganto esperta guida -
appena giungerà l'urbana ciurma, sortiamo per la gita"

"Pigliamo sacchi e balle, per ravanar refiuti"
parlò cosine Fabio, in toni risoluti!

Favella Massimo 'l romano: "Salute a voi, volenterosi omini,
giungo dall'Urbe Aeterna co alcuni cittadini.

Per rinforzar la truppa, ci siamo qui aggregati,
peregrinando tosto, da la città de' Papi"

"Muovionci ordunque! - disse Massimilian detto «machete» -
Che non s'oblii 'n favella(1); lo bosco pulirete"

Et fue così che ardita, l'armata alfin si move,
sfidando previsioni, che dichiaravan: «Piove!»

 Giampiero in mezzo a loro, esperto fungarolo,
spiegava piante e arbusti et ogne cosa al suolo.

La via sì tortuosa, s'aprea ai peregrini,
timori han l'urbani, di inzozzar calzini.

La viterbosa mater, si preoccupea del figlio;
ma quello como grillo, trovea ovunque appiglio!

Et mentre 'l sor Machete, aprea l'oscura via,
refiuti in ogne dove, si colser tuttavia.

Poi 'l prode Marco disse, non sanza preoccupatio:
"Movemose! Sbrigamo! Rischiam temporalatio!"

Et profetando aqua, venente a catinelle,
dopo minuti due, la pioggia scese a mille.

Lo fracicume colse trejan, viterbici et anco li romani,
e in egual modo zuppi, pivelli et veterani.

Alfin si scorse bene, insegna speranzosa,
locanda assai allettante, per sosta manducosa.

"Et voi chi foste mai? - chiese la locandiera -
 Et donde ite mai, cum ista gran bufera?"

"Siam fanti de lo ambiente, del Treja sommi amici(2)
«defensor de naturae», ad vocatio protettrice.

Ma or concedi a noi, poveri meschini,
rifugio caldo e asciutto, pasto da pellegrini"

Madama Caterina(3), guardotte la masnada cum pietate,
sospirò est vero ma... anco 'n poco ella fu divertita.

Sommerse quei poretti, di cibo in abbondantia,
lei abe cor sì nobile, sol pari a sua patientia!

Et ecco Massimo, che de' romani risultava guida,
s'accinse a far l'appello, cum nominale chiama.

"Non torna lo conteggio, su questo non ci piove,
dovemo esse dieci, ma io ne conto nove"

Poi dopo qualche istante, di cerca concitata,
qualcun si ricordossi, di scelta scellerata!

"C'è un di voi rapito in estasi, svelato est l'arcano,
continuotte a piedi, solea arrivar fino a... Milano!"


NOTE
(1)  Che non s'oblii 'n favella: Che non ci si perda in chiacchere
(2) Treja sommi amici: Antica confraternita oggi ricostituita come "Amici del Treja"
(3) L'attuale discente è la signora Caterina, cortese titolare dell'attuale azienda agrituristica «Le forre del Treja» di Civita Castellana (VT) 

verso libero anasosillabico in rima baciata
© Copyright 2016 - Fabrizio Manili‎

2 commenti:

  1. Bellissima interpretazione, sembra uno dei testi di Monicelli nei film di BRANCALEONE
    Ma in realtà ci siamo andati molto vicino.

    RispondiElimina
  2. Bellissima interpretazione, sembra uno dei testi di Monicelli nei film di BRANCALEONE
    Ma in realtà ci siamo andati molto vicino.

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