lunedì 7 settembre 2015

Feral partecipatio a sposalitio

Come che fue la reatione ne la familia di messer Galdino da Calcata a lo ricevimento de la pergamenica invitatione a nozze estive in Anno Domini MCCCIX 



In genere son colme, ne siamo consapevoli,
le liriche di chroniche, de nozze abominevoli.

Or voglio io narrarvi, son sadico accanito,
cos'est che accade in casa, al giunger di sposatio invito.

Un dì sì infausto, bussossi a meo portale,
cum ghigno diavolino, lo messo comunale.

"Tengo missiva aulica, venite a ritirare,
mi par invito a nozze, non state a sospirare"

Malnato omo perfido, lo can 'l cul ti morse!
Tu porti sol sventure, co le tue amene borse!

"Firmate recevuta et qui dat'apponete"
disse tendendo palmo, per arraffar monete.

Ritiro pergamena, ma niente mancia caccio,
Ausculto in lontanantia, risa del postinaccio.

Rimiro rassegnato, la busta traditora,
se l'opro trasformossi in «Vaso di Pandora»!

Conosco 'l contenuto, son nozze del cugino,
da mesi si «uozz'appa» su data e posticino.

C'è chi in maggio suppone,
chi per giugno ave fissatione.

Spero sol che non sia proprio a fine luglio,
mea vacantia prenotai, puro co lo bagaglio.

Compretti a basso prezzo, viaggio 'n carovana,
et non voglio a isso rinunciar, porca puttana!

Lo prenotossi cum due anni di preavviso,
ma cum penali altissime, se rinunciossi all'improvviso.

Penali più onerose di tutto lo biglietto,
per la mancata «sola», su IKEAtico tappeto contraffatto.

"Oh meo Divin Signore - principio una preghiera -
Te che de li miragoli, sei lo portabandiera;

et l'aqua tramutasti, cum grande maraviglia,
trasforma mea missiva, in multa d'equitaglia!"

Infin io mi decido et opro busta tiranna,
estraggo scritto lentamente, per ritardar condanna.

Or l'oculare bulbo, rileva il quando e il dove,
in terra levantina, ventotto luglio milletrecentonove!

"Ma ite a fare in ano, porca pupazza!
di tanti giorni (Deh!) propr'isso che portommi l'amarezza?!"

Così svanì la mea vacantia all'improvviso,
strappetti cum tanta rabbia quell'avviso.

Et mentre cogitavo: "Mò che m'envento?"
La mia madama chiedommi incuriosita dell'evento.

Sudor mi corse in schiena, como che fusse ghiaccio,
tento di confondirla, con passionale abbraccio.

Ma poi irrigidisce, sospende fiato et occhio ha sgranante,
capisce al volo, la mea manovra depistante.

Poi poggia i bracci su li fianchi, alzando i toni
et sua figura ricordommi «Coppa Campioni».

"Io sape tutto de lo sposalitio del cugino,
or nostro viaggio est naufragato: che casino!

"Non abbacchiarti o mea signora, annullo 'l tutto,
accampo scusa di ferita cum cerotto"

"Manco p'onirico fattazzo! Tu non annulli proprio niente,
poi 'l parentame dirà che io te tratto como un deficiente.

Io già  mi vedo tue sorelle, sparlare a festa,
spettegolar ch'io ti metto sempre i piedi in testa.

Quindi c'andrem, nonostante la fatica,
ma voglio sì risplender, proprio come una strafica"

Io deglutossi groppo in gol pe lo terrore,
di sue richieste postemi in due o anco tre ore!

"Ordunque odi omo, cui mente va educata,
comprommi Valentin veste et li calzar de Prada;

bisaccia Fendi, ori e diamanti de Milua,
voglio far schiattar d'invidia, tutti li parenti tua"

In quel momento visone ebbi celestiale,
meo conto in banca, schiattava sfinito al capezzale.

Et poi sì come guai giungono sempre in compagnia,
entratte in quel momento l'adolescente figlia mia.

"Ma anco none! - urlette issa in gergo juvenile -
v'urino(1) et poi io me ne scappo fino 'n Brasile!

Non posso abbandonar lo meo pischello,
che isso con altra sgallettata face 'l bello!"

"Et che dilemma est? - disse mogliera - 
Tu porte puro lui, così non t'adultéra"

Io già immaginossi, commento del parente,
se 'l tatuat'ominide, cum noi sarà presente!

Poi mentre m'arrovello per scandagliar dittaglio,
compare sulla soglia, meo brufoloso figlio;

Un menestrel, lui ave canterino sulla spalla,
movenzia fondoschiena, sniffato di cannella!

Informo puro isso, di tal tragico evento;
smorfeggia, fè due rutti, risponde; "Nun te sento"

Io ribadisco esausto, quello concetto ancora,
lui annuisce lento, ma sua coscienza ignora.

Son certo et già lo veggo, che 'l giorno delle nozze,
verrà pien di patacche e scarpe tutte zozze.

Gergherà uno strano idioma, difficil da imitare,
che parte dallo sàssone, meticcia col volgare.

Lo vedo già in quel giorno, che insieme a coetanei selvaggi,
organizzerà festini, gareggio di scoregge e alcoolici beveraggi.

Sua mano ben aperta, applaude palmo meo,
esclama gongolando: "Bella, frate di pater meo!"(2)

Sorpreso da fort'ansia, io scappo da magione,
ricerco solo pace, diletta riflessione.

Et mentre m'abbandono, su scomoda panchina,
mi s'avvicina moro, per vender meco pacchiana collanina.

Et mentre guardo merce cum marchi contraffatti,
mi vien idea diabolica, audace pian da matti.

"Or compero l'intero campionario pataccoso al visigoto!
Et post sostituisco a scarpe e borse, un logo ben più noto"

Et mentre cerco disperato, modo d'economizzare,
ripenso a giorno in cui, lo meo cugino andrà all'altare.

Angoscia già m'assale sanza rimedi,
et mi procure (deh!), psicotico male ai... piedi!


Note
(1) "Ve piscio": espressione gergale romanesca che significa "vi scarico"
(2) "Bella zio!"


verso libero anasosillabico in rima baciata
© Copyright 2015 - Fabrizio Manili‎